Oggi vorrei iniziare una categoria di post dedicata alla didattica strumentale: nella convinzione che il canto debba precedere le altre attività musicali, resta il problema di conciliare la attività di lettura in solmisazione con la successiva pratica strumentale, che deve necessariamente utlizzare la notazione assoluta (o forse no, quantomeno non subito…).

Rimandando a un momento successivo la discussione sull’utilizzo della notazione letterale per i suoni assoluti, anziché della denominazione guidoniana, vi propongo la lettura della breve introduzione ai 24 piccoli canoni sui tasti neri, editi in Italia da Carish. Quanto segue è stato scritto da Zoltan Kodaly nel giugno del 1945.

Con le metodologie oggi in uso, bambini imparano pri­ma i simboli della notazione musicale e poi eventualmente il loro significato sonoro. Colui che canta invece, compren­de prima il significato di ogni suono e poi ne impara il re­lativo simbolo che capirà così assai meglio. Il bambino non dovrebbe toccare alcuno strumento musicale prima di es­sere almeno in grado di cantare dai simboli della solmisa­zione.

La immaginazione musicale trova maggior stimolo se un canone a due parti viene suonato leggendo su un solo pen­tagramma. Se la melodia è scritta su due pentagrammi, spes­so il bambino non si rende neanche conto che tutte e due le mani stanno eseguendo la stessa linea melodica in quanto predomina l’azione simultanea. E’ di grande utilità se una parte viene suonata e l’altra cantata.

Nonostante i canoni scritti con le lettere possano venire eseguiti in qualsiasi tonalità, è consigliabile restare sui tasti neri. La scala pentatonica non ha bisogno di spiegazioni sui tasti neri. Introducendola in un secondo momento non può che apparire quale formula difettosa e incompleta.

Soltanto gli Insegnante che hanno iniziato il loro insegnamento sui tasti neri, e che hanno usato questo metodo per un periodo considerevole, sono in grado di poter parlare circa i risultati che si ottengono. In base alla mia esperienza posso dire che questo è più utile che non rimanere per un periodo prolungato sui tasti bianchi, come si usa di solito fare. I vantaggi mentali sono pur tuttavia incalcolabili.

Ogni Insegnante di musica, se riflette, si rende conto dei limiti dei vecchi metodi d’insegnamento ma continua ad applicarli. Se la musica deve divenire un bene comune e non soltanto un privilegio per pochi, dovremmo cercare nuove vie.